relazione genitori - figli

Sembra paradossale ma in un epoca come la nostra dove l’affermazione della persona e la cultura narcisistica prevalgono sulla cooperazione e sulla pro-socialità, spesso i genitori strutturano relazioni ed equilibri familiari in cui ad un certo punto “dipendono” dai lori figli. Tutto ciò chiaramente se posto nei termini di un giusto equilibrio ovvero in un sistema familiare in cui un padre ed una madre, chiamati ad assolvere il loro ruolo genitoriale, si prodigano per il benessere del figlio/a impegnandosi con loro sia per quanto riguarda le attività scolastiche ma anche per quelle extra-scolastiche e quant’altro è espressione di “salute” del sistema stesso.

Quando l’investimento parentale è eccessivo rispetto al bisogno effettivo del minore, laddove il genitore si percepisce come colui che non solo soddisfa i bisogni, ma addirittura li anticipa, ecco che viene meno il ruolo educativo e formativo a cui è chiamato ad assolvere. Situazioni del genere possono essere deleterie per quanti coinvolti a vari livelli dagli stessi diretti interessati quali care-giver, minore, nonché per il sistema educativo e/o sociale che ne delinea a vario titolo lo sfondo di vita dell’ambiente familiare.

Il genitore che vede il figlio come sempre bisognoso di protezione, se da un lato assicura il sostegno dall’altro ne ostacola di sicuro la propria crescita e quella altrui poiché se partiamo dall’assunto per cui il bambino/a cresce quando non vede i grandi come sempre e solo figure da cui dipendere infatti il ciclo evolutivo della persona è strettamente legato al progressivo modificarsi del modo di vedere se stessi di fronte all’altro Garanzia del percorso di maturazione e “l’essere disponibili a ricominciare da capo in ogni relazione nella consapevolezza che se non si accetta la legge del tempo del cambiamento anche i rapporti più belli sono destinati a decadere nello smarrimento e nell’impoverimento” (G. Salonia, 2013).

 

Dott.ssa Marcella Cammalleri