scuola e bambini

Il momento dell’ingresso del bambino nella scuola primaria (per la prima elementare) è ancora vissuto e considerato come un passaggio critico e carico di ansie e paure da parte di genitori e figli, nonostante nella società attuale il  momento del distacco dei piccoli dalla famiglia e il loro primo contatto con contesti educativi di vario genere (nido, scuola dell’infanzia, ludoteche, spazi be.bi, ecc.) si sia di molto anticipato rispetto al passato.

In questo passaggio ufficiale “dall’essere solo bambini al diventare scolari”, giocano il loro ruolo vari fattori di natura psicologica ed educativa: le aspettative genitoriali nei confronti del bambino  diventano in questo periodo più elevate, poiché i bambini entrano a 5/6 anni in un contesto educativo e didattico che valuterà le loro abilità di piccoli studenti in maniera approfondita: anche i genitori possono avere in questa fase  la percezione di essere valutati e giudicati dalla scuola..tramite le prestazioni scolastiche dei loro bambini.

I bambini al primo anno della scuola primaria, dal loro canto, si trovano improvvisamente in un contesto organizzativo a loro sconosciuto: dovranno, infatti, adattarsi ad una scansione spazio-temporale della giornata completamente nuova, nella quale il tempo per il gioco e il movimento verrà notevolmente diminuito per dare spazio maggiore alle ore dedicate all’apprendimento delle materie di studio. Dovranno mettere in campo enormi energie, per rispondere da un lato alle richieste didattiche ( imparare il mondo dei segni, a leggere , a scrivere, ecc.) dall’altro alla necessità organizzativa e ed educativa  degli insegnanti nel far loro rispettare delle regole fondamentali quale ad esempio  rimanere seduti per tanto tempo e mantenere un’attenzione notevole alle lezioni. Infine, non di minore importanza, il bambino  socializzerà con nuovi compagni e sarà impegnato a costruire nuove relazioni con loro e con le maestre.

In questa delicata fase di passaggio tra la scuola dell’infanzia e quella primaria, il sostegno che la famiglia e i caregivers  possono dare ai loro bambini è di fondamentale importanza, tuttavia non bisogna farsi trovare impreparati:  lo stile educativo con il quale i genitori si rapportano ai figli, sarà un fattore influente nel rapporto che i bambini instaureranno a scuola con gli altri adulti di riferimento, i docenti ,e con i loro coetanei.

Lo psicoterapeuta Mario di Pietro annovera vari stili educativi disfunzionali, per ognuno di essi, di seguito, mi è possibile ipotizzare i possibili comportamenti di un bambino che entra a scuola per la prima volta:

  •  Stile iperansioso:  genitori che vedono il mondo esterno come una minaccia e si preoccupano eccessivamente per la sicurezza fisica del figlio. Tale sensazione di pericolo gli verrà, dunque, trasmessa e il bambino potrebbe diventare, in ambito scolastico, timido ed insicuro e di  conseguenza avere difficoltà ad integrarsi nel gruppo dei coetanei a causa di un senso di inadeguatezza nell’affrontare semplici attività di routine e/o sviluppare un atteggiamento di dipendenza nei confronti dell’insegnante.
  • Stile iperprotettivo: genitori che si preoccupano dell’incolumità emotiva in modo eccessivo; il bambino non sarà in grado di  affrontare i disagi e le frustrazioni e, in ambito scolastico, potrebbe avere difficoltà nell’accettare le regole di comportamento e di conseguenza nel relazionarsi con gli insegnanti.
  • Stile ipercritico: genitori che hanno la tendenza a notare e ad ingigantire gli errori e i difetti del bambino; il bambino avrà paura di sbagliare, di essere disapprovato, maturerà un basso livello di autostima e avrà comportamenti di evitamento ed isolamento. In ambito scolastico, potrebbe sperimentare la paura di cimentarsi nelle attività e di non essere all’altezza nelle relazioni con i pari.
  • Stile perfezionistico: genitori che esigono livelli di prestazione molto elevata, senza essere abbastanza oggettivi  nel considerare quali siano le difficoltà del compito; il bambino acquisirà un atteggiamento perfezionistico temendo la disapprovazione e il rifiuto se non riesce. In ambito scolastico potrebbe non provare mai la gioia di scoprire e di imparare.
  • Stile incoerente: i genitori tendono a gratificare o a punire il bambino a seconda del loro umore anziché in base all’adeguatezza o meno del suo comportamento. In ambito scolastico, il bambino  potrebbe prediligere rapporti con gli insegnanti che lo gratificano a discapito di un processo di individuazione dalle figure adulte.

Dunque il bambino va a scuola da solo, ma porta dentro il suo “zaino” tutto quanto ha imparato nel rapporto con i genitori, il modello educativo che la propria famiglia gli ha trasmesso, e con questi strumenti osserverà e si relazionerà agli altri in questo nuovo mondo, tutto da scoprire, nel quale potrà stare bene, imparare la gioia della scoperta ed entusiasmarsi allo studio, se si sentirà forte e sostenuto dalle persone adulte che si occupano del suo benessere.

 

Dott.ssa Manuela Lippolis